home Disturbo post traumatico da stress, paura Un silenzio che urla… la violenza sulle donne

Un silenzio che urla… la violenza sulle donne

Violenza sulle donne. Un silenzio che urla, un silenzio di paura, di soprusi, di vergogna. Anche di vergogna, perché le donne devastate, violentate, ridotte al nulla, provano anche vergogna. Una vergogna per la loro dignità personale lesa, soppressa e dimenticata, annullata. Una vergogna che si associa al senso di colpa, perché le donne violate, picchiate e maltrattate, talvolta subiscono l’ulteriore violenza del provare sensi di colpa. Pensano addirittura che forse le accuse dei partner violenti possano essere reali e che la colpa dei propri tormenti possa essere realmente la loro. Sono plagiate dagli uomini che le umiliano, che le manipolano sino a convincerle della ragione maschilista e meschina.

Vergogna e sensi di colpa. La conseguenza di altre emozioni e condizioni disperate. Prima tra tutte la paura. Paura di un uomo, del proprio uomo, così vicino e così lontano. Paura che possa fare male ancora di più, forse per sempre, fino alla fine di così tormentati giorni. Paura di denunciare, per il terrore di essere abbandonate, dalla famiglia e dalle istituzioni, troppo spesso assenti. Paura di non farcela, senza questo uomo cattivo e salvifico allo stesso tempo, troppo spesso fonte di sostentamento, punto di riferimento, in una storia troppe volte di solitudine, di soprusi passati, presenti e futuri. Paura di ripercussioni sui figli, così tanto protetti dalla violenza di un padre, che talvolta riesce a colpire anche loro, senza perdere la speranza di preservarli nel corpo e nella mente dalle violenze e dai soprusi. Sono tentativi troppo spesso falliti, tentativi estremi a costo della propria vita, della propria dignità e della propria libertà.

Paura che appare, che sembra, senza via di uscita, senza sbocco. La donna teme quell’uomo, il suo compagno, il suo fidanzato, suo marito, il padre dei sui figli. Un uomo che allo stesso tempo teme ed ha paura a lasciare. Ha paura di denunciare, di fuggire finalmente lontano da lui. Una paura che ritorna tutte le sere, ogniqualvolta quell’uomo rientra a casa. E ogni giorno nel medesimo dilemma. Fuggire, denunciare o restare. Un tunnel apparentemente senza via di fuga, laddove forse non c’è davvero una via di fuga se la donna non trova, il supporto e il coraggio di ribellarsi, di fuggire e di protestare, di decidere di farsi aiutare e di denunciare i soprusi.

La violenza sulle donne, la violenza domestica è un trauma e una emergenza quotidiana e continua, che lacera e devasta il corpo e la mente della donna, la umilia, la rende inerme. Fa perdere alla vittima il suo essere donna, la sua dignità, la sua voglia di lottare e di vivere. E’ la vittima stessa che sovente prova ad ancorarsi, ad aggrapparsi alle sue continue scuse e promesse, ai tanti “cambierò”, nella piena consapevolezza che ciò non avverrà mai se non attraverso una denuncia.

La violenza sulle donne è un trauma continuo e quotidiano che toglie le forze, la gioia e la voglia di vivere, la libertà, la serenità, in una sola parola la vita stessa, lentamente o in un solo colpo! Sempre più spesso un colpo di pistola.

Un trauma che incide il corpo e segna profondamente la mente della donna e dei suoi figli, che non verrà più cancellato anche quando quell’uomo sarà lontano!

Queste donne hanno bisogno, per potere cambiare vita, o solo per ribellarsi alle ingiustizie, di un supporto, di un aiuto da parte della propria famiglia o delle istituzioni, della comunità e di tutta la società, che troppo spesso le ignorano per riscoprirle solo quando è ormai troppo tardi!

Tutti insieme, tutti i giorni, così come il 25 novembre GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, dobbiamo fare la nostra parte per contribuire a fermare e dire NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE!!

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