Rischio suicidio

L’Italia si conferma il bel paese per la percentuale di suicidi, tra le più basse in Europa. I cittadini italiani scelgono di rinunciare a vivere difficilmente, eppure nonostante le statistiche parlino di numeri inefriori rispetto al resto d’Europa in particolare rispetto al nord Europa, il fenomeno appare ugualmente allarmante, difatti il  6,7 % delle morti in Italia è dovuta da un gesto anticonservativo.

Cerchiamo di fare un identikit delle persone che tentano il suicidano in base ai dati riportati dalle indagini ISTAT. In genere queste persone hanno un età superiore ai 45 anni, hanno molto spesso un livello di istruzione medio bassa, gli uomini si suicidano percentualmente più delle donne. Le modalità di suicidio prevalenti sono: “Impiccagione e soffocamento” (52,1%) per gli uomini, “Precipitazione” (35,1%) e “Impiccagione e soffocamento” (33,4%) per le donne.

Esiste anche una distinzione per localizzazione geografica, la percentuale è più alta al nord, media al centro e più bassa al sud.

Ma quali sono le motivazioni a che spingono una persona al suicidio?

È bene sottolineare che innazi tutto le motivazioni sono sempre molteplici, anche se esiste una causa scatenante, una sorta di goccia che fa traboccare il vaso, non è mai una singola goccia a far decidere ad una persona di compiere un gesto così grave ed irreversibile.

In genere il quadro clinico è abbastanza complesso anche se non sempre appare tale a chi circonda la paersona.

Le motivazione vanno sempre ricercate all’interno di tutta la vita del soggetto, spesso partendo dall’infanzia, per comprendere se già in quella fase si siano verificati eventi traumatici, anche se ciò non necessariamente accade. Esistono, in realtà, una serie di fattori che possono essere definiti precoci, anche lontani nel tempo, che singolarmente e non in tutte le persone sono necessariamente causa di suicidio ma se associati ad ulteriori fattori intermedi prima e scatenanti poi possono generare un rischio suicidario.

Analizziamo nello specifcio quelli che secondo Cutter (1991) possono essere considerati rischi suicidari, suddivisi in tre fasi: precoce, intermedia e finale.

Fase precoce

  • Lutto prima dei 13-15 anni ed altre perdite significative
  • Suicidio di genitori biologi e non ad ogni età
  • Morte inattesa o prematura di un genitore dopo i 16 anni
  • Evidenti problemi emotivi o comportamentali prima dei 16 anni
  • Disadattamento nella scuola, sul lavoro o da militare
  • Problemi coniugali
  • Per un uomo anziano, vivere da solo
  • Avere meno di 35 anni
  • Anamnesi positiva per trattamenti psichiatrici
  • Vita senza significato
  • Dipendenza da alcol o sostanze
  • Problemi cronici di dolore, peso, sonno, pelle, intestino, eccetera
  • Adattamento al trattamento di malattie croniche (per es. il diabete)

Fase intermedia

  • Insorgenza di malattie che minacciano la vita, come cardiopatie, cancro, stroke
  • Insoddisfazione per comportamento dipendente
  • Nuove perdite
  • Due o più gravi accidenti, compresa l’overdose
  • Istituzionalizzazione (in ospedale, in prigione, eccetera)

Fase finale

  • Corportamento autolesivo a bassa letalità
  • Esaurimento delle risorse personali, resilienza assente
  • Perdite significative negli ultimi due anni
  • Perdita di speranza, demoralizzazione
  • Segni dell’avvicinarsi della morte
  • Elevata conflittualità con persone significative
  • Mancanza di scopo, frequentare irregolarmente le agenzie operanti nella comunità
  • Depressione acuta o recente; disturbo da stress post traumatico
  • Disabilità e/o disoccupazione
  • Uno o più atti autolesivi di letalità crescente
  • Identificazione del mezzo autolesivo preferito
  • Ha fatto dei progetti avendo la disponibilità del mezzo
  • Crisi familiari associate a crisi economiche o lavorative

 

 

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