PREVENIRE è MEGLIO CHE CURARE ….

Prevenire è meglio che curare…..Lo diceva una vecchia pubblicità… ed ora a che punto siamo nella prevenzione delle emergenze?

Parliamo di grandi emergenze, con la legge legge n. 225 del 1992 nasce il servizio Nazionale della Protezione Civile, con il compito di “tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e altri eventi calamitosi”. La protezione civile si occupa di intervenire immediatamente dopo una catastrofe, attraverso la cooperazione con istituzioni, forze dell’ordine, sanità e volontariato. Dal 1992 oltre ad intervenire in caso di emergenza si lavora anche nella previsione e prevenzioni delle catastrofi da un punto di vista sia istituzionale che da un punto di vista di sensibilizzazione della popolazione.

Ma cosa si fa per prevenire il rischio di problematiche post traumatiche, come ansia, stress, PTSD, per gli operatori e per la popolazione stessa? Cosa si fa per la messa in sicurezza della psiche delle persone coinvolte?

Al momenti ancora poco, sono poche le iniziative volte alla prevenzione del rischio psicopatologico in seguito ad una emergenza e molto spesso sono iniziative locali o che coinvolgono solo una piccola parte di operatori o della popolazione.

Eppure la psicologia ci insegna che imparare a gestire in maniera efficace anche da un punto di vista psicologico oltre che tecnico una emergenza, aiuta gli operatori in emergenza a lavorare meglio ed ad avere minori effetti post – traumatici.

La prevenzione parte dalla conoscenza e dalla formazione.

  • La conoscenza delle reazioni psico – fisiologiche dell’essere umano in emergenza, partendo dalle possibili reazioni delle vittime, che possono avere comportamenti anche differenti rispetto alla loro quotidianeità, come agitazione, reazioni ansiose o al contrario anedonia e incapacità a reagire. Talvolta comportamenti disfunzionali rivolti anche verso gli operatori, che possono essere prevenuti attraverso un approccio corretto ed una comunicazione efficace da parte degli operatori stessi nei confronti della vittima e dei suoi familiari.
  • Allo stesso tempo è importante considerare le reazioni psico – fisiche degli operatori stessi, sottoposti a stress prolungato ed intenso, che vanno studiate e comprese sia prima del lavoro in emergenza sia dopo. Non meno importanti appaiono le ripercussioni post traumatiche che variano dall’insonnia, all’agitazione, ai pensieri intrusivi, a ricordi constanti del episodio, all’angoscia, all’ansia, ai sintomi ansiosi e/ o depressivi, fino ad arrivare al disturbo da stress post traumatico.

La prevenzione è data anche dalla capacità di gestire l’emergenza e lavorare in team fidandosi dei propri compagni.

  • La psicologia insegna che una buona leadership capace di gestire il rischio e coordinare i lavori, migliora la prestazione e il benessere del personale, riducendo ansia e agitazione.
  • Stabilire in anticipo e conoscere in maniera chiara gli obiettivi di ciascun operatore e della squadra nell’ambito delle sue competenze, facilita il compito e previene la confusione e l’agitazione e l’angoscia.
  • Altro elemento importante è il lavoro in team, lavorare dividendosi efficacemente i compiti e sapendo di potersi fidare dei colleghi è fondamentale per la buona riuscita dell’intervento.
  • Consapevolezza dell’importanza del lavoro che si compie, senza farsi prendere da eccessivi sensi di colpa per ciò che non si è riusciti a fare per circostanze che non si possono controllare.
  • Imparare le strategie della comunicazione efficace in emergenza, sia nei confronti delle vittime e dei loro cari, sia della popolazione che dei media.
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