home Atti terroristici Nella mente terrorista …!

Nella mente terrorista …!

Al giorno d’oggi il terrorismo, in particolar modo quello di matrice internazionale, rappresenta una minaccia costante per la quotidianità della nostra vita, capace di farci cambiare le abitudini, gli approcci al modo di comportarci e financo di renderci vittime di una paura costante e diffusa, a volte poco visibile ma costantemente presente, che riesce a generare ansia, angoscia e agitazione.

Sembra quasi che ogni nostra azione sia condizionata dalla presenza della minaccia terroristica, ogni nostro movimento diventi più guardingo e meno spensierato in funzione della difesa da un possibile attacco, di cui sconosciamo l’origine, la matrice, la possibile esecuzione. In pratica stiamo finendo per diventare ostaggi della paura di ciò che non conosciamo, vittime inconsapevoli del risultato dell’azione dei terroristi.

L’etimologia stessa della parola, infatti, riconduce alla ricerca del dominio sugli altri attraverso il terrore. Terrore che nasce nell’impossibilità di potersi difendere dinanzi ad una minaccia che non vediamo, che non conosciamo, che non possiamo affrontare apertamente ma che sappiamo esserci.

Dobbiamo però chiederci alcune cose, comprese le quali, riusciremo a difenderci meglio.

La prima domanda da porsi, infatti, è la seguente: cosa c’è nella mente dei terroristi?

Le risposte possono ricondursi ad un breve elenco:

  • volontà di incutere attraverso la costante minaccia di attacchi improvvisi e per i quali non si fornisce alcun indizio, se non del tutto generico, del dove e del quando;
  • capacità di instillare negli interlocutori un sentimento di insicurezza diffusa, così da ottenere un indebolimento diffuso delle capacità di reazione e di possibile resilienza;
  • capacità di veicolare il messaggio terroristico con efficacia e in maniera tale da ottenere il massimo risultato mediatico;
  • far parlare di sé anche senza far nulla di effettivo. L’efficacia del proclama alle volte risulta addirittura superiore a quella dell’azione;
  • cercare di ottenere il maggiore consenso nelle fasce radicalizzate e più deboli dei segmenti emarginati, così da potersi contrappore alle azioni di contrasto dei media;
  • ammantare ogni attacco di un significato simbolico relativamente ad obiettivi colpiti, significato dell’azione, risultati ottenuti, numero di vittime, danni provocati.

Solamente conoscendo cosa si annida nella mente del terrorista, quindi, possiamo iniziare a spiegarci il perché e lo sviluppo di taluni comportamenti posti in essere da terroristi o sedicenti tali, cercando di aumentare le nostre capacità di difesa.

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