La gestione psicologica dell’emergenza

Come fa l’operatore a gestire nella propria mente in maniera efficace un intervento in emergenza?

Lo fa o può farlo attraverso il “Critical Incident Stress Management” (Mitchell et al.1983; 2003) un protocollo di intervento utilizzato nelle emergenze (disastri, violenze, decessi inattesi, incidenti stradali, calamità) per gestire le reazioni peritraumatiche dello stress.

Sviluppato inizialmente nel corso degli anni ’80, a partire dal lavoro di Mitchell sul debriefing, per prevenire le reazioni post traumatiche dei soccorritori, il protocollo è stato adattato negli ultimi 20 anni ed utilizzato anche per le vittime.

Il CSD può essere considerato un intervento psicologico in emergenza a 360 gradi, prevede l’integrazione di una serie di attività di tipo preventivo, formativo, clinico e di counselling e viene suddiviso in differenti fasi, quali:

  • Formazione preventiva (SIT): antecedente all’evento critico ove l’operatore può apprendere quali possano essere le reazioni normali e quelle patologiche in cui può incorrere lavorando in emergenza, una sorta di manuale delle possibili reazioni post traumatiche, seguite dalle strategie di coping e di gestione dello stress;
  • Supporto immediato (Scene Support): il supporto durante l’intervento;
  • Defusing:  un “intervento rapido” a fine turno, della durata di 30 minuti circa, condotto da uno o due psicologi o da due pari con una formazione specifica, con gruppi omogenei di soccorritori non superirori a venti. Sono previste tre fasi: introduzione, esplorazione e informazione. L’obiettivo è incoraggiare gli operatori ad “esprimere” i principali vissuti sperimentati e a “riorganizzare” gli eventi cui si è preso parte, fornendo anche alcune utili informazioni di stress management. Dopo 24/36 ore e non oltre le 76 ore dall’evento critico, è possibile richiamare ad un incontro di gruppo gli operatori che sono intervenuti nel medesimo servizio, attraverso un incontro di debriefing.
  • Debriefing Psicologico (CISD/PD):  è simile al defusing, ma ha una maggiore durata e una migliore strutturazione. Può essere considerato come uno spazio per discutere in maniera strutturata e protetta di quello che è successo e che significato abbia avuto per ciscun operatore. Ha una durata di 2 o 3 ore ed è condotto preferibilmente da due psicologi. Gli operatori prendono parte volontariamente all’incontro, e seguono 7 o 8 fasi, a seconda del modello di riferimento.In linea di massima si seguono i seguenti step:
    • Fase dei fatti, cosa è accaduto e cosa è stato fatto.
    • Fase dei pensieri.
    • Fase delle emozioni.
    • Fase dei sintomi.
    • Teaching.
    • Rito o motto.
  • Gli obiettivi fondamentali del defusing/debriefing sono legati alla prevenzione della sintomatologia post traumaticap e si sviluppano attraverso un ritorno graduale e condiviso su ciò che è accaduto, partendo dai fatti, fino ad arrivare alle emozioni, passando per i pensieri e le sensazioni, facendo leva sul senso di comunanza, sui legami sociali, sulla normalizzazione dei sintomi al fine di iniziare un sano processo di elaborazione in gruppo dei vissuti emotivamente più toccanti e salienti.Si pone inoltre l’obiettivo di superare i vissuti di unicità / patologia attraverso il confronto con gli altri consentendo di “dare un nome alle emozioni”. Alla fine dell’incontro vengono fornite informazioni utili sugli stress traumatici e l’occasione di monitorare in maniera non invasiva casi di particolare gravità, suggerendo eventualmente incontri successivi di gruppo o individuali.

 

 

  • Supporto a lungo termine, è l’utlima fase sel CISD e può strutturarsi attraverso incontri di follow-up, consulenze individuali, interventi sulle famiglie ed i gruppi di supporto sociale, etc.

 

I l CISD può essere considerato un utile metodo per gestire in maniera ottimale le emergenze e previnre la sindrome da burnout e la sintomatologia post – traumatica, ovvero ansia, stress, angoscia, insonnia, incubi, sintomi depressivi, ecc.

 

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