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Continui attentati terroristici in Europa

Un attentato contro il pullman della squadra di calcio del Borussia Dortmund, spari contro la Polizia agli Champs Elysées a Parigi, sono solo gli ultimi, di una serie di episodi che hanno colpito il cuore dell’Europa e che continuano a terrorizzare i cittadini del vecchio continente. L’ultimo tassello di una strategia della paura che il terrorismo internazionale pone in essere nel tentativo di destabilizzare la quotidianità dei nostri giorni. La continua ricerca di non farci sentire sicuri nelle nostre città, attacchi che cercano di rendere la paura una compagna quotidiana e che causano, comunque, un sentimento di smarrimento nella popolazione.

Attentati che colpiscono pedoni inermi a passeggio in una via centrale di Stoccolma. Oppure un gruppo di fedeli in preghiera la Domenica delle Palme in una chiesa egiziana. E il ricordo di Berlino. Di Parigi. Di Nizza, ancora davanti agli occhi tristi che guardano una società colpita.

Anche nella persona più ottimista si insinua oggi il dubbio di cosa possa accadere. Se un domani, passeggiando su un lungomare o davanti ad un monumento, possa egli stesso essere vittima di un folle omicida o di un esagitato suicida che ritiene di agire in nome di oscure trame terroristiche e di incomprensibili guerre di religione.

Una recrudescenza di atti dalle conseguenze gravissime che costituiscono un vile esercizio del terrore sui cittadini inermi ed innocenti. Il tentativo di attaccare la democrazia e la libertà, destabilizzare la quotidianità trasformandola nell’incognita di cosa possa accadere. Di quando qualcosa possa accadere. Delle conseguenze che quel qualcosa possa avere.

La consapevolezza di non avere altre difese se non quelle legate alla prevenzione e alla dissuasione, in un contesto internazionale in continua evoluzione, all’interno di una contrapposizione di mondi, culture, religioni.

La consapevolezza che per difenderci l’arma più efficace è quella di continuare ad essere noi stessi. La capacità di affrontare la quotidianità con la normalità di sempre. Perché l’obiettivo della strategia del terrore è quello di destabilizzare. Di portare ad avere paura. Di indurre a cambiare le proprie abitudini. Di renderci diffidenti e mal predisposti nei confronti dell’altro, soprattutto se diverso da noi e se ci appare appartenente a mondi e tradizioni diverse e lontani.

L’arma più efficace è continuare ad essere, semplicemente, noi stessi.

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